Cinquanta sfumature di merda – I diari di Mike

Cinquanta sfumature di merda

01 Ottobre 2012, ore 05:30 circa.
Genova.

Ieri pomeriggio mi ritrovavo a camminare per le strade del Campasso, il quartiere schifoso in cui vivo. Dovevo andare a casa di un amico, che anche lui come me ha la sfortuna di essere nato in questo cesso di posto.

Appena esci dal portone del mio palazzo, una puzza di merda t’intasa le narici, perché ovviamente la mia via, essendo interna e poco frequentata, è il posto ideale per portare il proprio cane a cagare senza poi preoccuparsi di raccoglierne le feci. E fin qui vabbè, ci si tappa il naso e si prosegue.

Come si comincia a camminare da casa mia verso le viscere del Campasso, subito ci s’imbatte in una statuetta della Madonna inserita dentro una di quelle cazzo di casupole, che sicuramente hanno un nome specifico che uno studente di beni culturali conosce alla perfezione ma che io ignoro. Un paio di volte all’anno c’è una fottuta processione, che termina proprio di fronte a questa cazzo di Madonnina, la quale si trova praticamente sotto la finestra di camera mia e così, in questo paio di volte all’anno, mi devo sorbire ‘sta cazzo di processione con rosario annesso recitato col megafono dal prete e tutto il resto, e per protesta metto lo stereo a stecca con un disco degli “Amputated Genitals” o dei “Prostitute Disfigurement” che gira, così forse la piantano di venire a rompere i coglioni proprio sotto camera mia, sti bigotti dimmerda, porco dio. Cioè, loro possono venire a cantarsi le preghiere sotto la mia finestra col megafono, ma poi se a me scappa una bestemmia perché pesto una merda lasciata da uno dei loro cani, scoppia il putiferio.

La contraddizione in tutto questo sta nel fatto che, subito dopo la Madonnina, s’incontrano, sulla sinistra, dei grossi bidoni della rumenta, sporchi e puzzolenti e, sulla destra, uno di quei pisciatoi che non so in che cazzo di epoca siano stati costruiti, ma che non dovrebbero nemmeno più esistere, e tu sei costretto a camminare in mezzo a questo schifo, con la puzza di spazzatura da una parte, e la puzza di piscio dall’altra, perché il marciapiede, anzi, il marciopiede, si trova proprio nel mezzo di tutta questa merda. Superati i bidoni e il pisciatoio, si entra in una specie di galleria dal cui tetto cade il calcare, calcare che si spantega sulle macchine parcheggiate lì sotto, e quello col cazzo che lo pulisci, ti si attacca ai vetri e alla vernice e non se ne va più.

Pochi metri e la galleria termina, si prosegue su un marciapiede semi-distrutto e pieno di merde di cane, e forse di uomo, perché certe sono talmente grosse che stento a credere che un cane possa lasciare delle padellate di merda così, e tu praticamente devi fare lo slalom fra gli stronzi per evitare di calpestarli tipo l’Alberto Tomba dei tempi d’oro. Oltre alla puzza di merda costante, c’è anche quella di piscio, che non è ristretta solo all’area del pisciatoio, ma che è presente in tutta la zona, perché purtroppo il quartiere in cui abito è popolato da equadoregni ubriaconi che, non avendo il controllo della propria vescica, pisciano un po’ dove gli capita, ossia dovunque. La gente a volte mi dice: “Mike, ma sei razzista?”, no non sono razzista, porche madonne, odio tutti indiscriminatamente, marocchini, italiani, ottomani, terroni e bauscia, napoletani, negri, indù e indiani, europei bianchi caucasici, crucchi, cino-giapponesi-nord e sud coreani-cingalesi, insomma musi gialli, ma se ci fossero i marziani e avessero il muso verde, odierei pure i musi verdi, e poi ancora, palestinesi e israeliani, ebrei e cristiani, musulmani, scintoisti, buddisti e animisti, algerini, australiani, burundesi, samoani, abitanti di Trinidad e Tobago che non so come possano chiamarsi (trinidadtobaghesi?) eccetera eccetera, odio tutti, me compreso, odio tutti e tutti devono morire, forse aveva ragione Schopenhauer a dire che l’essere umano deve piantarla con sta storia del procreare, così almeno un bel giorno la razza umana si estinguerà e noi umani la smetteremo di inquinare sto cazzo di mondo, odio tutti perché tutti cagano il cazzo in qualche modo al proprio prossimo, odio tutti e tutti devono morire.

Ecco, gli equadoregni li odio perché mi pisciano sotto casa, una volta mi hanno cagato dentro il portone e un’altra volta ancora il tizio che abita all’ultimo piano ha dato una festa tutta di latinoamericani e uno dei suoi invitati ha vomitato dalla finestra prendendo col suo vomito le persiane di tutto il palazzo, e poi la gente ancora ha il coraggio di chiedermi se sono razzista, ma andatevene affanculo va, io non sono razzista, dio troia, io sono anti-umanista, che è diverso!

Comunque sia, proseguendo per questa strada, immersi nel degrado più totale, con palazzi in decadenza eccetera eccetera, ad un certo punto ci si ritrova nel mezzo fra una cazzo di chiesetta e una struttura totalmente abbandonata, dove tanti anni fa c’era il mercato dei polli, che poi non ho capito se si chiamasse così perché ci andavi a comprare per davvero le galline o perché le persone che ci andavano erano degli emeriti imbecilli. A fianco alla chiesa c’è una strada che dal Campasso porta al Belvedere, un’altra zona di Sampierdarena.

Questa specie di percorso che conduce al Belvedere mi ricorda tanto gli ambienti disegnati nel cartone animato “Il corpo umano”: sapete no, quei merda di parchi dove ci sono sempre i due cattivi della situazione che fumano e fanno cose contrarie alla salute, e a fianco passa il gruppo di fighetti salutisti che ridono e fanno jogging? Ecco, più o meno il panorama è quello, solo che le panchine sono tutte mezze distrutte, l’erba incolta ricopre praticamente ogni cosa e al posto dei malviventi che fumano, metteteci dei tossici che si piantano delle spadone nelle braccia e al posto dei tipi che fanno jogging, beh, al posto loro non metteteci nessuno, proprio nessuno.

Comunque sia, se invece di salire per questa specie di, boh, come vorremo chiamarlo, giardino pubblico in abbandono? si prosegue per il Campasso, ci s’imbatte in un cazzo di asilo, dove di solito dovrei andare a votare, anche se io a votare non ci vado per principio, perché la domenica mattina preferisco rimanere a casa a farmi una sega piuttosto che andare a mettere una croce su un simbolo che rappresenta solo spazzatura.

In mezzo a tutto questo, ovviamente, aggiungeteci una quantità di macchine indefinite parcheggiate tra un po’ anche sui muri, macchine per lo più marce e semi devastate, perché la gente che abita al Campasso, o non ha i soldi per comprarsi una Mercedes o, nel caso in cui li avesse, ci pensa non due, non tre e non quattro, bensì almeno un migliaio di volte, prima di lasciare la propria auto per le vie di un quartiere dove, se ti va bene, ti ritrovi una cagata grossa come una piramide sul cofano. L’unica macchina degna di nota però, è quella di un signore tutto spostato che, a quanto pare, ha quel disturbo psichico che ti porta ad accumulare roba di ogni tipo, e così dentro la sua macchina ci sono teste di bambole, giochi dell’ovetto Kinder e un sacco di altre cose a dir poco inquietanti.

Proseguendo, infine, c’è una cazzo di curva, poi uno stradone tutto dritto che costeggia una ferrovia per treni merci e che passa sotto il ponte dell’autostrada. In questo stradone, fino a qualche anno fa, c’era una quantità infinita di siringhe, e da alcuni buchi presenti sui muri, scendeva dell’acqua dalla provenienza alquanto insolita. Ora, sinceramente non so di preciso come sia la situazione, perché in certi luoghi, se posso, cerco di non andarci. Proseguendo per questa strada, il percorso si restringe, si passa per alcuni palazzi che cominciano ad assumere un aspetto semi dignitoso, e alla fine ci si ritrova a Certosa, praticamente dove c’è la fermata della metro di Brin.

Ecco, questo è il quartiere in cui abito, e cinquanta sono le sfumature di merda che vedo ogni giorno, merda solida, sciolta, a spruzzo, merda marrone, gialla e rossa, e la lista potrebbe andare avanti all’infinito, sicuramente a cinquanta ci arriviamo, ma anche di più.

maxresdefault



Scrivi un commento