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Oggi faccio un esercizio di scrittura – ascolto il mio disco preferito e scrivo tutto quello che mi passa per la testa

Oggi faccio un esercizio di scrittura – ascolto il mio disco preferito e scrivo tutto quello che mi passa per la testa

Un po’ di tempo fa ero in fissa con alcuni esercizi di scrittura che mi ero inventato da solo, il tutto per cercare di allenare la mia fantasia.
Secondo una mia teoria, molto probabilmente sbagliata, la fantasia è come un muscolo che va esercitato, è come un corpo ibernato da millenni nei ghiacciai di un’antica montagna, e che ha bisogno di essere liberato dai raggi di un sole caldo e potente.

Gli esercizi che si possono fare sono molti, il primo dei quali consiste nel mettersi a scrivere tutto quello che ci passa per la testa senza mai fermarci, niente di nuovo insomma.
Lo step successivo è quello di fare ciò ascoltando della musica, e cercando di imprimere in diretta le impressioni, le riflessioni e le immagini che essa ci trasmette.

Circa un annetto fa mi immersi in quest’avventura e il risultato è quello che sto per trascrivere qui sotto.
Il disco che ho usato di sottofondo per il mio esperimento, il mio disco preferito nella storia della musica, s’intitola “Spheres”, un capolavoro di death tecnico uscito nel 1993 e firmato Pestilence, una band di origine Olandese.

In caso voleste ascoltarlo, basta cliccare qui sotto:

Passiamo dunque a quanto da me scritto sotto effetto di questa mia amata droga chiamata musica.

Buona lettura.

 

Il mio viaggio sta per cominciare, verso l’ignoto, lo sconosciuto.
– Visione dello spazio, pianeti, un’aura maligna li attornia.
Le stelle sono grottesche, deformi, i crateri inghiottiscono il buio, quel blu mortificante, non riesco a respirare, non posso respirare.

Non importa.
Forse sono già morto, è la mia anima, vaga nello spazio, questo è ciò che accade una volta che si muore: l’anima si stacca dal corpo, e vaga per sempre senza meta.
Il Paradiso? Il Paradiso? Non esiste nessun paradiso.
Sto giocando con una nebulosa elettromagnetica, ho nelle cuffie “Spheres” dei Peslilence, il miglior disco mai creato sulla faccia della terra.
Sto per entrare dentro un buco nero…
Viaggio ai confini del tempo dentro un tunnel metallico, sono trasparente, una luce bluastra oltrepassa la mia incorporeità.

Suoni inquietanti mi attorniano, perché dovrei spaventarmi?
Alla fine sono già morto.

Il tunnel finisce, vengo proiettato in uno spazio bianco e vuoto, dietro di me l’oscuro universo, ne ho superato il confine.
Lo sapevate che l’universo ha una fine? Lo sapevate?

Cosa credevate poveri stolti, che esistessero una quantità di stelle e pianeti infiniti?
L’universo ha una fine, e io l’ho appena superata: mi ergo nel vuoto, è un bianco accecante, non vi è nulla, solo altre anime che vagano disperate, sono fantasmi, no, nemmeno, neanche anime, non lo so, un ammasso di molecole.
Alle fine questo sono gli esseri umani, energia, energia inscatolata dentro una macchina di carne, una macchina che prima o poi è destinata ad essere distrutta.
Un squarcio dentro questo bianco nulla, a forma di grossa vagina pulsante, mi risucchia, entro dentro un mondo parallelo, pianeti purpurei risplendono in alto nel cielo, cammino in un deserto dalle sabbie bluastre, dei suoni malvagi mi circondano.

Dunque è questo quello che succede quando si entra dentro un buco nero, si viene proiettati oltre i confini dell’universo, in un immenso nulla oltre il quale vi è un tutto, il male, la paura, l’odio, comincio a correre, la mia entità sente appena appena il freddo di queste sabbie bluacee, la mia immaginazione non riesce a smettere di correre su se stessa, ma ora mi fermo per qualche secondo…
L’orizzonte, l’orizzonte sta mutando, quella linea, la linea che separa i cieli della terra, si sta deformando, come un’onda di un oceano si alza e si abbassa, le sabbie si gonfiano, una potente onda infraterrestre si avvicina, uno tsunami di sabbia mi risucchia, inizio a girare come dentro un’immensa lavatrice, la sabbia diventa acqua, l’acqua diventa fuoco, il fuoco diventa aria, mi trovo su un nembo terrificante, posso osservare il pianeta terra: un’intera generazione sta per essere distrutta da una nuova guerra, vedo aerei sganciare bombe, no, non voglio tornare sulla terra, si apre una voragine nel cielo, un braccio meccanico mi afferra, e mi riscaglia contro l’universo ad una velocità impressionante: nello spazio non ti fermi mai se qualcosa non blocca il tuo moto infinito.

Viaggio per secoli, nessuna meteora mi scontra per anni e anni, osservo pianeti, alieni, mostri spaziali, nessuno decide di bloccarmi, io sono in fiamme, la mia aura ormai si sta disgregando, ma si rigenera in continuazione, sento suoni assurdi all’interno dell’universo, finché non mi ritrovo in cima ad una collina, in un pianeta sconosciuto.
Osservo popolazioni lavorare febbrilmente alla costruzione di una torre gigantesca.
Appena sotto la collina, una folla di gente sembra pregare ai piedi di una chiesa.

Un uomo affacciato dice parole incomprensibili dentro un potente megafono.
Decido di scendere, a lato ho un fiume, un’acqua rosa con dentro pesci stupendi scintilla, vedo animali rincorrersi fra i cespugli, una tigre dorata mi lecca una gamba, mi ci siedo sul dorso, mi porta in giro per questo bosco fatto di alberi onirici.
Un branco di lupi malvagi ci insegue, scappiamo, la mia tigre trasforma le sue zampe in magiche ali, iniziamo a sorvolare questo pianeta, per poco, ci proiettiamo nuovamente dentro l’universo.

Un sole è vicino, ma non è caldo, tiepido.
Ci avviciniamo sempre di più verso di esso, sento delle musiche rilassanti entrare nella mia testa, ma più ci avviciniamo più il calore aumenta.
La mia tigre si scioglie, precipito sempre più in basso, non riesco a capire, come può essere, come fa ad esserci la forza di gravità?

Precipito per chilometri, fino a raggiungere velocità elevatissime, tiro un urlo lancinante, cado su un prato di fiori mutanti, cambiano colore e forma, sono grotteschi, mi alzo, comincio a correre, delle piante giganti e carnivore m’inseguono, non mi danno tregua, vogliono mangiarmi, una mi raggiunge, mi afferra coi denti.

Sento la mia entità risucchiata dentro il corpo di questa pianta, vengo digerito, muoio, ma rinasco, sotto forma di feci.

Mi assorbe il terreno, mi mischio insieme alla terra, fino a crescere, cresco, rinasco sotto forma di pianta e resto immobile.

Odio la vita da pianta, è una tortura, non mi posso muovere, aiuto, aiuto, voglio muovermi!
Il sole non mi dà tregua, picchia ventiquattro ore su ventiquattro su questo pianeta, sulla mia pelle coriacea.
Delle nuvole verdi cominciano a tramutare il cielo, finché una pioggia intensa comincia a precipitare, pozzanghere si formano nel terreno, osservo il moto delle gocce sull’acqua, e intanto ho un freddo insopportabile.
La pioggia finisce, un cane a sei teste mi strappa dal terreno e mi lascia a marcire, odio essere una pianta, odio essere una pianta!

Mi addormento e mi risveglio ancora pianta, ma sto marcendo.
Mi addormento e mi risveglio ancora pianta, ma sto perdendo tutte le foglie.
Mi addormento e mi risveglio ancora pianta, ma ormai ho solo il gambo.
Mi addormento e mi risveglio ancora pianta, ancora gambo.
Mi addormento e mi risveglio, tramutato in molecola.

Vago senza una meta per l’intero universo, ormai sono del tutto insignificante, nessuno può notarmi, nessuno può guardarmi, sono solo, abbandonato a me stesso, ma ora non ho più bisogno di nulla, non ho fame, non ho sete, non posso provare stanchezza, o emozioni, sono inutile, ma non posso sentirmi inutile.

E’ questo dunque il percorso che fa la nostra interiorità?

Mentre viaggio come molecola mi faccio un sacco di domande, anche se in realtà non m’interessano.
M’incastro nel ghiacciaio in un pianeta lontano da stelle, non provo il freddo.
Il ghiacciaio prende vita, inizia a muoversi all’interno di un mare viola scuro, vedo una sirena in decomposizione morta su una spiaggia, pescherecci di bracconieri galattici si aggirano per questi mari, ma io sono un ghiacciaio vivente, non possono nulla contro di me, li distruggo, li inglobo dentro me, continuo il mio percorso, esco dal pianeta e comincio a volare, sono un iceberg adesso, un iceberg interplanetario, percorro chilometri indefiniti, finché una meteora non mi si schianta addosso, distruggendomi in miliardi di pezzi.
Continuerò a mutare forma, per l’eternità, questo è il destino dell’essere umano una volta morto, vagare, vagare senza una meta oltre i confini della propria immaginazione.

FINE.

1017

Che dire, se l’ascolto di una canzone può riuscire a farmi concepire il concetto di “anima”, a me, che sono totalmente ateo, questo significa che il potere della musica è veramente ma veramente forte.

Ci tengo a sottolineare che questo piccolo brano è stato scritto in diretta durante l’ascolto, senza perdere tempo, senza attivare filtri, per riuscirci bisogna saper scrivere piuttosto velocemente, ma penso che, per persone della mia generazione, cresciute con una tastiera fra le mani, non sia nulla di impossibile.

Spero che il risultato di questo esperimento vi sia piaciuto, io mi ritengo decisamente soddisfatto: per circa mezzora ho potuto vagare nei meandri dello spazio, e oltre i confini della mia interiorità, generando immagini che trovo veramente affascinanti.

Mike the Meme

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