Quel cimitero abbandonato in cima alla collina

Quel cimitero abbandonato in cima alla collina

L’arte cimiteriale non è una passione adatta a tutti nonostante sia, a mio avviso, molto emozionante e contemplativa.
Dentro i cimiteri molto spesso si trovano una quantità di sculture mozzafiato, per non parlare di quell’atmosfera ineffabile, un misto di inquietudine e serenità che solo all’interno di un camposanto è possibile incontrare.

Genova è una delle città coi cimiteri più belli al mondo: per chi non lo sapesse, il capoluogo ligure ospita uno dei cimiteri monumentali più famosi del pianeta, il cimitero di Staglieno, considerato un vero e proprio museo a cielo aperto per la quantità di opere presenti al suo interno.

 

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Quando parlo di opere non mi riferisco semplicemente a statue o sculture: le tombe stesse, quelle delle famiglie più ricche, venivano costruite come dei veri e propri mausolei e, molto spesso, assumono addirittura le sembianze di chiese o castelli, come in questo caso:

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In questo articolo, però, vorrei concentrare la mia attenzione su un cimitero non troppo conosciuto, lasciato in stato di semi abbandono, e di cui preferisco non scrivere il nome per evitare, come già successo in passato, che alcuni malintenzionati possano entrarvi per sconsacrare le tombe, fare strani rituali o qualsiasi altro tipo di attività che possa violare la mistica pace di questo luogo.

Il cimitero di cui vi sto parlando è situato nelle alture di uno dei tanti quartieri della periferia genovese, facilmente raggiungibile in autobus e in parte ancora attivo.
Possiamo dividere il camposanto in due parti: quella accessibile a tutti, costruita come i classici cimiteri, con arcate lungo tutto il perimetro e con al centro le varie lapidi, e  la parte non attiva e chiusa al pubblico, costruita sul dorso di una collina.

Onestamente non sono sicuro delle motivazioni per cui questa parte del camposanto sia stata chiusa al pubblico, ma posso ipotizzare che il Comune non avesse intenzione di spendere soldi per curarne la manutenzione, e la cosa è abbastanza evidente visto il degrado presente nella zona.
Al totale abbandono va aggiunta anche la mancanza di una seria sorveglianza, che ha permesso a diversi malintenzionati di intrufolarvisi all’interno deturpando tombe e statue.

Angeli decapitati, putti con arti mozzati e una vegetazione incontrastata sono le prime cose che saltano agli occhi una volta entrati in questa parte di cimitero.

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Uno spettacolo del genere inizialmente inquieta e terrorizza, ma poi rilassa e dona serenità: é la percezione dell’infinito nel finito a travolgere lo spettatore. Queste statue rappresentano l’infinito in potenza, infinito che viene coperto da un involucro di finitezza, dovuta al totale abbandono delle opere; questa situazione di degrado ha tolto l’immortalità alle sculture,  rendendole più umane, mostrando come la presenza di ogni cosa nel mondo sia caduca, mortale.
Spendere un po’ di tempo in questo luogo abitua lo spettatore all’idea della morte, la trasforma in qualcosa di accettabile e non più spaventoso, è quasi come bere l’oltretomba a piccole dosi, metabolizzandolo.

In alcune parti di questa sezione di cimitero la vegetazione si è quasi totalmente impossessata delle sculture, vestendole di foglie e rami, mescolando la mano dell’uomo con quella della natura e donando alla vista uno spettacolo davvero suggestivo.

 

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Da una parte mi dispiace mortalmente che una città possa abbandonare in questo modo un qualcosa che dovrebbe essere preservato, sia per rispetto verso i parenti di questi morti (cosa da sottolineare è che alcune delle tombe presenti nella zona abbandonata sono anche abbastanza recenti, posteriori al 2007), sia per la mancata tutela delle opere d’arte al suo interno.

Eppure, a mio avviso, la desolazione più totale, il degrado, l’abbandono, unito a queste statue, rese più umane agli occhi dell’osservatore, generano uno spettacolo unico nel suo genere.
Secondo me sarebbe un errore tentare di restaurare quello che la natura, le intemperie e anche la mano dell’uomo hanno distrutto, basterebbe solo preservare questa zona così com’è, impedendo che scompaia totalmente o peggiori, fino a trasformarsi in un orrendo e misero ammasso di macerie.

 

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Può sembrare strano che proprio un cimitero possa rappresentare il mio santuario, il luogo mistico in cui rifugiarmi nonostante il mio totale ateismo, eppure non è una questione religiosa, persino la religione si è dimenticata totalmente di questo luogo, e forse è proprio per questo che lo amo, perché mi sembra, quando mi ci reco, di essere sospeso in un magico limbo in cui immergermi in me stesso.

Mike the Meme

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