Giorno 2 – Il singaporiano medio – Australianal Journey

“Il singaporiano medio”

Venerdì 07 Febbraio 2014, ore 07:00 (orario italiano).
Sull’aereo diretto a Sydney.

Finalmente, dopo un viaggio aereo interminabile in cui ho praticamente perso l’uso del culo che mi è rimasto paralizzato per tutte le ore in cui sono stato seduto, arrivo a Singapore.

L’aeroporto di Singapore è una vera figata: tutto ordinato, pulito, il pavimento è totalmente coperto, in ogni suo punto, da un infinito tappeto orientaleggiante, ti sembra di stare dentro il salotto di un ricchissimo sceicco, è talmente tutto perfetto che ti verrebbe voglia di cagarci sopra.

Le hostess singaporiane sono ovunque, con quei loro lineamenti alla bukkake, gli occhi a mandorla incastonati su quelle gote pronunciate, ma non volgari, l’unica pecca: sono vestite come il divano di casa mia, con un abito indefinibilmente orribile e poi, e poi… indossano delle collant agghiaccianti anti-sesso della nonna.

All’aeroporto è pieno di indiani dalla pelle color cappuccino andato a male, certo, le singaporiane fighe sono fighe, ma quelle brutte, dio porco se sono brutte.

Chissà che tipo è il singaporiano medio, voglio dire, il termine “medio” attribuito ad un individuo di qualche nazionalità, almeno in Italia, è usato in modo dispregiativo.
Sì, insomma, se pensiamo all’italiano medio, nessuno vorrebbe essere identificato come tale: col cervello totalmente divorato dalle puttanate che passano in TV, amante del cacio, ascolta “Vasco” o “Liga” e vota Berlusconi oppure Renzi, ah sì, poi ci sono anche i grillini, quelli che vanno al V-Day con la maschera di “V per vendetta”.
L’italiano medio è quello che va all’università così ha la scusa per non lavorare, è quello che ha l’Iphone e non ha manco i soldi per piangere, quello che non mangia per non cagare, sì insomma, nessuno vorrebbe essere identificato come l’italiano medio.

E il singaporiano medio? Magari il singaporiano medio è un individuo di tutto rispetto, oppure è il classico cazzone che veste all’europea il cui sogno è quello di andare a fare il kebabbaro in centro a Genova.

In ogni caso, il singaporiano medio, esteticamente è brutto, di questo ne sono certo.

Nel mentre, ho fatto amicizia con due ragazzi italiani che cercano fortuna in Australia, tanto sono disoccupati e non hanno nulla da perdere, sono due ragazzi simpatici, peccato che giunti sull’aereo dobbiamo dividerci, abbiamo i sedili piuttosto distanti.

Questa volta mi trovo nella fila in mezzo, sempre sul posto che dà sul corridoio; a fianco a me due persone, un uomo e una donna, penso sia sempre un’altra coppia, lei una bella donna indiana, lui un bruttissimo uomo indiano, o singaporiano, magari indiani e singaporiani alla fine sono simili, non ne ho idea, non so nulla sui singaporiani.
Nella fila a me adiacente, c’è un tipo che sembra la versione indù di Franco Franchi, peccato che non ha la sua stessa mimica facciale, sicuro farebbe schiattare dalle risate.

Finalmente, riesco a schiacciare un paio di ore di sonno, per poi essere svegliato da un cazzo di bambino indiano di merda che piange come un dannato, dio porco, lo avrei lanciato giù dal finestrino.

Appiccio l’MP3, si parte con “Necroshine” degli Overkill, disco che non ascoltavo da una vita, per poi passare a “Tempo of the Damned” degli Exodus per poi ora gettarmi su “Sons of the Northern Darkness” dei mitici Immortal.

Sì, oggi ho voglia di metallo porcoddio.

Ormai manca un’oretta all’atterraggio, chissà che posto è l’Australia, come sono le australiane, riuscirò ad aprire un bel sedere boreale, trasformandolo in un sedere sborearle, o il titolo “Australianal Journey” si rivelerà semplicemente un pacco assurdo?
Beh, è inutile stare a chiederselo, l’importante è che quando mi sono svegliato mentre mi ero appisolato, il mio cazzo era bello duro, stavo cominciando a preoccuparmi.

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