Giorno 4 – Una serata all’insegna dell’inutilità – Australianal Journey

“Una serata all’insegna dell’inutilità”

Domenica 9 febbraio 2014, ore 04.12 A.M.
West Hoxton, Liverpool, Sydney, New South Wales, Australia.

Sapete, oggi pomeriggio, tornato a casa dalla mia escursione con i miei cugini australiani, ero sereno, davvero, cazzo, stavo bene, era da un sacco che non mi sentivo così.

Poi, madonna incastrata in un tritacarne, ho avuto la pessima idea di aprire facebook, e ho visto delle cose che mi hanno fatto incazzare di brutto, e il mio umore è calato di nuovo a picco.

Ma come cristo si fa ad essere così coglioni scemi ritardati mongoloidi come lo sono io?
Ma perché cazzo mi prendo sempre delle persone sbagliate, sapendo fin da principio che non mi dovrei prendere?
Forse sono autolesionista, forse amo farmi del male da solo o, forse, sono semplicemente stronzo.

Sì, perché solo uno stronzo si rovina una vacanza per una stronzata.

Ho passato il resto del pomeriggio al PC, ho dato un occhio alle foto fatte durante la mattinata, ho scritto il resoconto della mia giornata, mi sono sentito con un paio di persone su facebook.

Per cena abbiamo ordinato un paio di pizze, certo, non la pizza che si mangia in Italia ma, se devo essere sincero, non erano niente male.
Vedete, il fatto è che l’italiano che va all’estero e mangia la pizza, fa l’errore di paragonarla alle pizze italiane: secondo me sono due cose totalmente differenti, a me la pizza che mangio qua piace un casino, certo, in realtà non è pizza; io sono convinto che chiunque, se venisse qui e gli facessero mangiare la pizza dicendo che è qualcos’altro, tipo che ne so, il piatto tipico di Sydney con un nome bizzarro all’australiana tipo “Wughibughiwallaroo” nessuno si lamenterebbe e tutti lo mangerebbero senza problemi, invece no, noi abbiamo la vera pizza, quindi la pizza australiana deve fare per forza schifo.
La cosa brutta di qui, è che si mangia solo roba molto grassa, già in questi due giorni ho esagerato con il cibo e devo darmi una calmata.

Verso le undici di sera sono uscito con Maria, la figlia di Salvatore, e Alessandro, il suo ragazzo.
Mi hanno portato in un locale nelle vicinanze di casa loro, la cui maggior parte dei clienti sono italiani, purtroppo da ste parti è praticamente l’unico locale aperto.

Appena entrati mi chiedono un documento, lo controllano, possiamo procedere.
Una terribile musica latinoamericana aleggia nell’aria e se prima avevo il cazzo girato ora ce l’ho proprio alla rovescia.

“Ma porco dio”, penso fra me e me, “scappo da Genova e da quei cazzo di sudamericani e dalla loro musica di merda, arrivo in Australia, e me la ritrovo pure qui, puttanaccia la madonna con in culo sette nacchere e dodici maracas”.

Mi guardo intorno.

Il locale sembra una balera, in effetti la maggior parte dei clienti dovevano essere italiani, il problema era che l’età media era circa sui sessantasette anni.

L’immigrato italiano in Australia lo riconosci subito, a prima vista, soprattutto se si tratta di persone di una certa età.
Li vedi lì, seduti a uno dei tavoli di ‘sto cazzo di locale, vestiti con quelle loro fottute camicie a strisce, alcuni anche in giacca e cravatta, sì insomma, coi vestiti tipici dei vecchi meridionali italiani di una volta, con quelle loro facce che glielo leggi che non vengono da Bolzano ma probabilmente da un paese tipo Sant’Agata di Militello o Avetrana.

Io non prendo niente, Alessandro invece ordina una birra, ci sediamo a un tavolino in una sezione all’aperto, l’unico punto con alcuni giovani in tutto il locale.

Un maxischermo appeso da qualche parte trasmette una partita del calcio inglese, il Liverpool contro non so chi, dei ragazzi libanesi esultano come dei pazzi, intanto Ale mi offre una siga, che leggermente mi abbassa la pressione ma mi tira su il morale.

Le sigarette qui non costano come in Italia, un pacchetto lo puoi pagare anche venti dollari, se non venticinque.
Sul pacchetto, invece che la classica scritta “IL FUMO UCCIDE”, mettono direttamente una foto di denti e gengive marce con la scritta “FUMARE ROVINA I TUOI DENTI E LE TUE GENGIVE”, e vi assicuro che a guardarla, la voglia di fumare eccome se vi passa, sono veramente pragmatici da queste parti.

Alla fine, dopo alcune chiacchiere torniamo a casa, Maria va a dormire, io mi fermo a parlare con Ale nel piccolo giardinetto fuori casa, fino alle tre di notte, ci fumiamo un altro paio di sigarette, mi racconta un po’ come funzionano le cose da queste parti.

Dice che il costo della vita in Australia, rispetto a tre anni fa, è aumentato parecchio, non è molto soddisfatto di trovarsi qui, preferirebbe starsene in Italia, ma purtroppo lì non c’è lavoro e cercano sempre di fregarti, per lo meno in Australia se ti devono pagare ti pagano, e senza fare storie.

“Perché non ti fai un tuffo in piscina?” mi dice ad un certo punto.

In effetti non era poi una brutta idea, un po’ di acqua avrebbe potuto rinfrescarmi il cervello.
Torno in camera, mi metto il costume, ma dopo poco che sono in acqua mi viene freddo e allora esco.
Ormai si è fatto un orario improponibile, ognuno va nelle proprie camere, e io mi metto a scrivere.

Ormai sono le cinque e mezza del mattino qui, un gallo sta cantando la sveglia e, se sta mattina sono stato svegliato dagli uccelli, è giusto che sia un altro stupido pennuto ad accompagnare il mio fottuto sonno.

bandiera-australia copia



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