Ei fu. Dioporco immobile

Ei fu. Dioporco immobile,
detto il mortal porchidio,
stette la troia immemore
orba dal tanto sburo,
così percossa, la Madonna
a pecora sta,
muta pensando al cazzo
ora dell’uom fatale;
né sa quando una simile
orma di pen mortale
in rigor mortis
a cavalcar verrà.
Lui folgorante in solio
vide il suo seno e tacque;
quando, con vece assidua,
cadde, bestemmiò e giacque,
di mille voci al sònito
mista la sua non ha:
vergin madonna troia
che non sei altro,
mi faccio una sega e ti cumshotto
con getto di lungo raggio;
e scioglie lo sburo acido
che’l tuo volto colpirà.
Il suo cazzo è una piramide,
le sborra in faccia il fiume Reno,
viene di fretta come un fulmine
in quel di dietro in un baleno;
scoppiò in un fiume come il Tanai,
di sburro ne ebbe un mar.
Fu vera gloria? Ai posteri
l’ardua sentenza: nui
chiniam la fronte al Massimo
Sborrator, che volle in lui
del pornoattor suo spirito
più vasta orma stampar.
La porcellosa e trepida
sborrata in viso che lascia il segno,
l’ansia d’un cul che indocile
serve, non lasciando incinta;
e il giunge, e tiene un premio
il cazzo pronto a penetrar;
tutto ei provò: la gloria
maggior dopo l’orgasmo,
la fuga e la vittoria,
ci manca solo un figlio;
alla madonna ovunque sborri,
sempre la puoi ingravidar.
Ei si sborrò: due minuti,
e il periodo refrattario terminò,
eretto il cazzo a lui si volse,
come aspettando il fato;
ei fè silenzio, ed arbitro
s’assise in mezzo a lor.
E sparse, sborrò sopra un occhio
chiuse in sì breve palpebra,
segno d’iesperienza
e di troietà profonda,
d’inestinguibil coito
e d’indomato amor.
Come sul capo al naufrago
l’onda s’avvolve e pesa,
l’onda di sperma in faccia,
alta la minchia e tesa,
scorrea la vista a scernere
ma ci provava invan;
tal su quell’occhio il cumulo
di tanto sperma scese.
Oh quante volte ai posteri
narrar se stesso imprese,
e sull’enorme pene
cadde la stanca man!
Oh quante volte, al tacito
morir d’un giorno inerte,
“chinati troia” urlava,
e poi sborrava in faccia,
dopo pompin solerte,
rubava la mutanda come souvenir!
E ripensò le mobili
tette, e i percossi culi,
e ‘l suo sguardo da maniaco
e l’onda de sborrate,
e il concitato volto
e il celere ubbidir.
Ahi! Forse a tanto cazzo
ella non potè resistere,
e disperò; ma valida
venne una man sul pacco,
e per la terza volta al letto
ella lo trasportò;
e l’avviò, pei floridi
sentier della sborrata,
ai crampi al cazzo, al premio
che i desideri avanza,
dov’è silenzio e tenebre
la lussuria che passò.
Bella Immortal! Benefica
fica ai cazzi avvezza!
Scrivi ancor questo, allegrati;
ché più superba altezza
al disonor di non sborrar
giammai non si chinò.
Tu dalle stanche natiche
sperdi ogni ria parola:
il Dio che sborra e resuscita
che annaffia e che consola,
ebbene sì, hai scopato con tuo figlio
gran brutta troia.

Mike the Meme Vs Manzoni

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