Ti rendi conto di aver toccato il fondo quando smetti di ascoltare la musica

25 ottobre 2017.
Ore 20:30 circa.

Ti rendi conto di aver toccato il fondo quando smetti di ascoltare la musica.

All'inizio nemmeno ci fai caso, esci di casa senza cuffie, le lasci lì, abbandonate sulla scrivania, nei viaggi in autobus per andare a lavoro ti perdi, immerso nel tuo dolore, ma poi, dopo una settimana inizi a razionalizzare: "non sto più ascoltando musica".

Nella mia vita ho passato diversi periodi, il più lungo durato circa quattro mesi, in cui non ho ascoltato nulla, perché quando passi dalla sofferenza alla morte interiore, persino quel disco che ti ha sempre fatto venire la pelle d'oca non è in grado di trasmetterti nulla.

E' quando razionalizzi questo fatto che capisci di dover porre un rimedio alla tua situazione, che stai raschiando il fondo e che ormai le tue unghie sono tutte spezzate.

In fin dei conti l'anima e il corpo non sono poi così diversi: come il corpo, anche l'anima subisce delle ferite, come il corpo, anche l'anima può guarire con i giusti rimedi; come sul corpo, anche sull'anima rimangono delle cicatrici, che non fanno soffrire, ma che ricordano la sofferenza.

Il mio cuore è completamente scalfito da segni più o meno lunghi e profondi, ormai si può dire che la sua superficie sia totalmente segnata, non più liscia ma ruvida e imperfetta, ho più cicatrici nel cuore io che un combattente al ritorno da una guerra logorante, che ha lasciato migliaia di morti, che ha stroncato migliaia di vite.

E' successo che circa un mese fa, resomi conto che non ascoltavo più musica, provai a riapprocciarmi alle melodie che ho sempre apprezzato, eppure subivo l'ascolto passivamente, senza dare segno di alcuna reazione.

Poi, poco tempo dopo, la mia sorellastra, leggendo sul mio volto il male interiore che portavo appresso, mi ha regalato un paio di cuffie, dicendomi che le aveva trovate su una barca anni prima, quando faceva la hostess per dei ricconi del cazzo.

Le metto pensando fossero le solite cuffie di merda, ma non appena le prime note entrarono nelle mie orecchie, ogni suono era limpido e meraviglioso. Lessi la marca delle cuffie: Natalia mi aveva regalato un paio di Sennheiser, una roba che costa sui 150\200 euro.

Da quel giorno il mio umore è decisamente migliorato, ora non dico di stare meglio esclusivamente per questa cosa ma, se volete un consiglio, abbiate cura di voi stessi, della vostra anima, non sottovalutate la sofferenza, ma nemmeno fuggite da essa, e soprattutto, non perdete la percezione che lega voi alla musica.

La sofferenza fa parte della vita, e quando s'impossessa di noi, per un certo lasso di tempo, bisogna custodirla, accudirla, coccolarla, crogiolarvisi dentro, bisogna conviverci, ma solo per un po'. Arriva il momento in cui bisogna porvi un rimedio, e per me il momento arriva quando smetto di ascoltare la musica, è il segnale che più in basso di così non posso arrivare.

Ricordate che il rimedio per la sofferenza non è costituito dalla fuga: dalla sofferenza non si scappa, o si guarisce o non si guarisce.
Ci sono lunghi lassi di tempo della mia vita di cui ho buchi mnemonici molto profondi, mesi interi di cui non ricordo nulla.

Quattro anni fa la ragazza che amavo mi lasciò, per mettersi con un mio amico, la cosa mi distrusse dentro. Ora ripenso al periodo esattamente successivo, e non ricordo nulla. Il mio migliore amico mi dice che per un mese intero, quasi tutte le sere ci vedavamo per parlare di questa cosa, io non me lo ricordo. Ho una foto di quel periodo, ero talmente magro da essere irriconoscibile, eppure all'epoca non ci feci caso. Riguardando quella foto mi spavento ogni volta, le gambe lunghe e secche, il viso smunto, non ho conservato nulla di quegli attimo, e non ricordo di essermi mai visto allo specchio rendendomi conto di essere così. La mia mente ha preferito rimuovere tutto piuttosto che accettare la sofferenza, somatizzarla e guarirne.

Quel periodo mi ha trasformato, per lungo tempo divenni un golem di pietra, i sentimenti difficilmente riuscirono più a scalfirmi, e ad insediarsi dentro di me, fino a quando, ad un certo punto, m dimenticai totalmente di cosa fosse l'amore, arrivando a pensare che nemmeno esistesse.

Quattro anni per guarire, quattro anni per rimuovere, per cancellare, ora c'è un periodo della mia vita di cui non ricordo più nulla, e non penso sia un bene. Se avessi accettato il dolore, lo avessi curato, sarebbero bastati quattro mesi, invece di quattro anni.

Non fate come feci io quattro anni fa, cercate di sfruttare la sofferenza, per diventare persone migliori, accarezzatela, voletele bene, e solo così sarà possibile gestire al meglio la felicità.

Adesso, che esco dall'ennesima scottatura, ora che finalmente sono riuscito, dopo due mesi di deliri, a sfilarmi la spada katana che mi era stata piantata nello stomaco, sono una persona diversa, per l'ennesima volta. O meglio, sono tornato ad essere la persona che ero prima di quando, quattro anni fa, subii quel trauma che ho cancellato, senza guarirne realmente, sono la persona precedente a quel fatto, unito alla persona posteriore a quel fatto: il ragazzo emotivo, dolce e impacciato, mischiato all'uomo rude, apatico e chiuso.

Tesi, antitesi, e sintesi.

In me è in atto un processo di redifinizione dell'io, la mia emotività ora è alterata, non soffro più per l'abbandono, ma sono una persona decisamente più fragile rispetto a qualche mese fa, e basta poco per farmi commuovere.

Non so in cosa mi trasformerò quando questo processo sarà terminato, e la mia psiche si sarà totalmente stabilizzata, ritrovando un suo equilibrio, ma in fin dei conti è inutile cercare di capirlo proprio adesso.

L'unica cosa che conta, è lasciare che il tempo faccia il suo corso.



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